Voleva essere una mattina tranquilla all’Ikea.

Un banalissimo viaggio verso l’Ikea: non voleva essere una mattinata di pensieri, voleva semplicemente essere una mattinata da perdere tra la nuova tazza e i nuovi tovagliolini a righe che stai collezionando, perdendoti nel tuo mondo magico e adocchiando le nuovi luci di natale.

Invece no, come si fa a mettere a tacere la testa che formula, riformula.. continua a chiacchierare, poi ti chiedono perchè parlo sempre così tanto. Se avessi la possibilità di far vedere e sentire cosa ti frulla in testa, se ne potrebbe poi riparlare.

E cominci a tirare le tue conclusioni, cominci a capire che siamo ad inizio novembre, che tra neanche due mesi finisce questo anno che ti ha portato via tanto, ti ha portato via tutto e allo stesso tempo, ti ha pompato nel sangue la voglia di fare e di ribaltare questa vita nera che sembra piazzarsi sopra la tua testa ogni mattina per crearti solo problemi infiniti.

Cominci a capire che tra neanche due mesi, l’esperienza della biblioteca finisce, con sé se ne vanno i sorrisi che incontravi ogni mattina, se ne vanno gli incontri ormai diventati il let motiv delle tue mattinate, quando giravi una chiave ed aprivi la porta a nuove infinite possibilità. Un anno in cui ti sei lavata le mani almeno 5 volte al giorno per la gran polvere che le rendevano nere di cultura, un anno in cui tante volte ti sei schifata per quello che hanno sentito le tue orecchie e per le tante parole che ti son state dette, di coraggio e in bocca al lupo per il futuro. Si conclude un percorso, che di sicuro non ha portato frutto al portafoglio, ma ha portato all’arricchimento personale, di esperienza umana e quotidiana.

Cominci a capire che tra neanche due mesi avrai finito il fatidico master a Firenze, avrai finito di prendere mille treni all’alba e di notte, per andare e tornare, avrai terminato di vedere il luccichio di quella magica città che, comunque, ti resterà nel cuore. Avrai terminato di muoverti tra i turisti, tra i ragazzi che escono a divertirsi e a non capire la tanta bellezza che li circonda. Avrai terminato di passare weekend a sognare un determinato tipo di futuro, di sognare idee che vorresti concretizzare, di perderti a guardare quell’orizzonte magico dal color tramonto.

Cominci a capire che si, terminerà tutto quello che ti occupava fino ad ora: lo studio e il lavoro.

E, cosa succede?

Cosa succede poi, dopo tutto questo? Cosa farai?

Con una laurea alle spalle, un master alle spalle. Con i lavoretti da studente, con un lavoro che risulta un tirocinio. Cosa farai dopo?

Dopo un anno a mandare curriculum vitae – esatto, vitae, dovrebbe raccontare proprio una vita – ricevendo ben poche risposte, cosa farai?

Quanti colloqui hai fatto? Quanti sono andati bene con quel sorrisino del ‘ti faremo sapere’? Quanti te ne aspetteranno?

Mi chiedo, quante aziende/agenzie/datori hanno voglia di prendere in mano il mio cv ed andare a fondo di una persona? Quanti?

Mi vengono i brividi. E ditemi pure poi che bisogna lasciare da parte i sogni, bisogna cominciare ad avere più i piedi per terra e meno la testa tra le nuvole. Ditemelo.

E ditemi pure che bisogna adattarsi, che non si può pretendere l’ufficio personale, la scrivania, l’orario perfetto e i weekend liberi, ditemelo.

E ditemi pure che bisogna farsi le maniche per lavorare, ditemelo.

Ma poi, spiegatemi come si fa a identificare un ruolo quando per certi versi sei troppo diplomata, per altri con zero esperienza.

Ma poi, spiegatemi perchè non mi posso adattare ad un comunissimo lavoro nonostante una laurea ed un master e spiegatemi anche perchè non mi date neanche la possibilità di uno stage, per partire.

Ma poi, spiegatemi anche perchè mi dite che lo studio è importante, se siete i primi che non ci credete.

Ma poi, spiegatemi anche perchè non date la possibilità a nessuno di partire, di formarsi, di imparare, possibilità di conoscere, di fare.

Mi ritrovo a dover inventare qualcosa, ma comunque, serve una base. Per qualsiasi cosa. E mi guardo indietro e vedevo tante cose. Vedevo – e non smetterò mai di ringraziarlo – tante porte aperte, tanti sogni da realizzare, se solo ci fosse stato qui il mio papà. Invece no, anche in questo la vita mi ha colpito.

Ma non voglio fare la vittima, le mie parole vogliono solo essere parole reali, che parlano dei problemi che mi accomunano a milioni di persone. Non sono parole di emozione giocata, non sono parole che richiedono un patpat sulla spalla.

Io so di avere dalla mia la forza e la volontà. A volte, però, non basta.

Quando ricordi che tuo padre ha lavorato 40anni, facendo sacrificicome tanti – facendo di tutto, facendo straordinari, senza orari, mettendo magari anche davanti il lavoro alla famiglia per un unico scopo: godersela la propria famiglia.

Quando ricordi che lui ha fatto tutto ciò per 40anni, quando ha pagato metà di quello che avrebbe dovuto entrare nelle proprie tasche, l’ha sempre versato allo Stato e ora, che lui non c’è più, è come se non ci fosse più neanche il lavoro che ha fatto. I suoi sacrifici son stati fatti per la sua famiglia, il suo tutto, e per lo Stato, tutto ciò non esiste.

Capite? Non è questione di soldi, è questione di dignità , orgoglio e giustizia.

Lo Stato dovrebbe venire incontro a queste esigenze, invece no. Se ‘il defunto ha eredi maggiorenni, a tali non aspetta nessuna parte della pensione’.

Non importa poi se i figli, maggiorenni abbiano qualche problema fisico/mentale (per percepire qualcosa devi avere disabilità al 70% altrimenti conti niente).

Non importa poi se i figli, maggiorenni, siano disoccupati, con spese da sostenere per risolvere tutta questa burocrazia, non avendo neanche la sensibilità di lasciare spazio al dolore.

No, a loro non importa.

A loro non compare il lavoro fatto da una persona per la vita.

A loro non importa se esiste una famiglia.

A loro non importa.

E mio padre, può rappresentare uno dei tanti, milioni di casi di questo Paese.

Come lui, come noi, immagino tante famiglie nella stessa condizione.

Eppure, siamo noi che lo rappresentiamo questo Paese. E’ la Famiglia che lo manda avanti.

E allora, perchè mi ritrovo a 23 anni a sentirmi dire “ tanto sei giovane, lo troverai “ ?

Me lo spiegate come faccio a far capire che sì, ho 23 anni, ma ho una casa da mantenere, ho spese extra non ancora finite a distanza di mesi, ho una laurea alle spalle, sto per conseguire un master, ho tanti sogni nel cuore eppure, non ho possibilità di permettermi e avere uno stage/colloquio/contratto?!

Mi spiegate come faccio a guardare avanti, a sognarmi un futuro con un lavoro, una famiglia se non ho nulla ora che mi fa sperare?

Voleva solo essere una mattina tranquilla all’Ikea, eppure tutti quei mobili e quelle mamme con il pancione e i nonni alle spalle, mi hanno fatto pensare troppo.

Futuro.image by shout

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