Lettera a due Amici

Che dolce sensazione, quella di trovarmi davanti ad un computer illuminata dalla lampada sulla scrivania, con a fianco una tazza di tè ustionante e il buio che soccombe fuori e ingoia un’altra giornata.
Che dolce sensazione, quella di sapere ed immaginare il momento in cui leggerete queste poche (tante, sapete che sono logorroica) righe insieme, uno vicino all’altro, guardando verso un orizzonte ricco di sogni.
E’ da un po’ che non ci vediamo tutti e tre, e per vederci non intendo semplicemente dove i nostri occhi arrivano. Intendo vedere con il Cuore, abbracciare l’uno i sogni dell’altro.

Mero intendo l’Emozione che non mi ha permesso di descriverti a pieno l’Africa al sapore di una birra; Leo intendo l’Emozione che sempre provo quando leggo qualche tua riga apposta per Me.
 
Persone che vanno, persone che vengono. Strano gioco la Vita. Si cresce, si cambia. E il Tempo passa, inesorabile. Vorrei farvi un punto della mia Vita negli ultimi mesi, cercherò di essere più coincisa possibile, non tralasciando dettagli e aspettando un vostro sorriso in risposta.

Non so se e quando ve l’ho detto, ma partendo dall’ambiente più vicino a noi, la Casa.. partendo da lì ho già tanto da dire. Sta diventando pesante l’aria in casa. Faccio il possibile, ma questa volta continua a rivolgere lassù le mie preghiere perché al sol pensiero mi vien la pelle d’oca. Spero davvero con tutto il cuore che, come un anno fa mi sembrava fosse finita la mia vita, ci siano dei miglioramenti per (finalmente) gridare vittoria fra un po’.

Detto ciò, laurea. Leo, ebbene si ce l’ho fatta. Mero, quel maledetto è arrivato e subito scappato, non si è neanche degnato di ascoltarmi. Commissione maledetta, ma non posso che sorridere ricordando le lacrime versate all’ultimo 18 in matematica. Quando lessi il voto, corsi in giardino piangendo e saltando e urlando. Una specie di pazza. Perché quello rappresentava per me la vera ‘fine’. La vera sconfitta di tutte quelle paure, di tutte quelle convinzioni, di tutto quel malessere che spegneva il mio sorriso e diventava solo peso. Il 23 settembre invece è stato, probabilmente, uno dei giorni a rischio tachicardia presenti nella mia vita. Avevo una gioia dentro che.. esplodeva, negli occhi, nelle mani, nel cuore. Arrivata a casa, dopo una giornata di abbracci e grandi sguardi, continuavo a piangere come una pazza isterica e Felice. Ricordo ancora tutta quella adrenalina sulla pelle. Per non parlare della festona, delle lanterne colorate che mi hanno fatto lanciare in cielo e con esse, tutti i miei desideri. Con il vinello e la birra che si mischia al mio sangue, alla mia vita. Con le persone che hanno fatto di tutto pur di esserci, con il mio amico di strada come colonna sonora. Una meraviglia, un sogno realizzato, un traguardo tagliato.

Ed ora? Ed ora a , quasi, un mese della laurea sono qui che ansimo dalla voglia di fare. Non mi piace non aver nulla da fare, penso troppo e non va bene. Ho mille idee, mille progetti in testa e, per un motivo o per l’altro, ho un po’ le ali tappate. Ma vedrete, prima o poi ce la farò. Forse il trucco è veramente appuntare tutto nella bacheca dei desideri, ordinare un foglietto per volta e cercare di incanalare tutto in un’unica direzione, adattandola e modellandola alla nostra Vita. Quante volte ho pensato ( e penso ) di prendere e andare, vero un mondo che non c’è, dove nessuno mi conosce e mettermi alla prova. Quante volte, eppure, mi sento in dovere di donare linfa di Vita a chi Vita mi ha dato. Ed ora servo qui, più che mai. Annoto complimenti, frasi che mi arrivano. Sono tanti piccoli passi che mi segnano il percorso. Ed è così che ho capito che mi piace: l’architettura, ma disegnando casette di pandizenzero su un foglio, comunicare, un’emozione e in qualsiasi modo, i bambini, i loro sorrisi, essere utile, ho l’Africa e tutte le terre che ancora mi aspettano, cucinare, il cibo diventa la mia vita, abbracciare e amare.

Partendo da tutto ciò, inizio il mio nuovo anno. Con la voglia di adattarmi e portare a casa soldini, per pagarmi finalmente da sola quello che verrà. Con la voglia di fare solo quello che mi piace, seguire quello che mi dice l’istinto, perché grazie a lui ho fatto tutte quelle cose che mi hanno portato fino a qui.
Una sera a caso decisi che fosse il momento adatto per partire e realizzare un sogno. 15 giorni in mezzo a quella terra rossa che, in un modo tutto personale, ti cambia. Io sono tornata piena di Vita e con la necessità di dimostrarlo a questo mondo troppo grigio per tutti. Una sera a caso capii che, non esistono mille amici, ne esistono pochi di quelli veri, di quelli che ci saranno, che senti ogni giorno o che ti pensano a centinaia di km da qui; e va bene così. Una sera a caso capii che, forse, devo continuare ad appuntare e svuotare tutto quello che questa testa lavora; ne escono pensieri, e a dir tanti, belli da indossare. Una sera a caso decisi di intraprendere un nuovo percorso. A marzo inizierò (aspetto l’iscrizione, ma sul mio cuore c’è già una data) il master in marketing territoriale e strategie per il territorio e l’enogastronomia. A Firenze, due weekend al mese. Capite? Firenze, cibo. Penso di riuscire in qualche modo a buttare sulla tela qualche schizzo del mio futuro. E se ci penso, tremano le mani per aver l’opportunità di farlo.

Ora sono qui, sempre con il tè che si è, ormai, freddato. Un libro, uno dei tanti che sto divorando, una storia ambientata a Parigi. Macino parole, mi perdo tra sogni, perché quelli reali mi vengono portati via.

Il fatidico ‘amor de mi vida’ che un anno fa si presentò come un meraviglioso bagliore di luce in mezzo al buio, ha deciso di intraprendere un altro percorso. Ed è così che rimango, davanti ad un pc a scrivere tutto quello che era per me e tutto quel ‘rosso’ che mi circola ancora dentro e va solo verso di lui.
La Silvietta, quella stronza maledetta che negli ultimi anni ha accantonato storielle da quattro soldi, senza mai capire che realmente, nessuna di quelle persone che le è stata a fianco per qualche tempo, le ha lasciato nulla da ricordare. La Silvietta, quella che continuava ossessivamente a guardare e cercare ed avere nuovi rapporti, quella pazza di serate perse dietro all’interesse inesistente verso quell’Amore che tutti proclamano, nascondendosi dietro a coperte sbagliate. Ecco, anche lei, anche la Silvietta ha incontrato il suo grande Amore. Potete ben capire quindi, quando mi resi conto della cosa, quanto bene potessi mettere in quell’uomo. Ecco. Dopo discussioni e incomprensioni di marzo, decidemmo prima dell’estate di concludere. Eppure, quel filo che ci legava c’era e non voleva andarsene. Da sempre ci siamo comunque visti e sentiti. Da sempre abbiamo passato il nostro amato insieme a fare tutto, sapendo di vedere esattamente noi stessi negli occhi dell’altro, nonostante la paura e il coraggio nascosto. Dopo l’Africa ancora di più. Sentivo che non dovevo mollare la presa, sentivo che si avvicinava il momento del suo ritorno. Ma fu così che, dopo infinite cene a casa mia e atteggiamenti equivoci, mi dice che si frequenta con una. Fu così che, dopo aver deciso e imposto di staccarmi da lui, lo vidi in giro con la nuova lei. Fu così che mi si spezzò letteralmente il cuore. Ora, se parlo di lui parlo per ora (come avrete capito), quindi. Il discorso è questo. Gli ho augurato il meglio, perché è la persona che amo più al mondo, è la persone in cui ho visto me stessa ed è la persona in cui ho riposto ogni mia certezza. Sarò masochista, ma seguo sempre le mie sensazioni. E so che tornerà, quando capirà che a volte, la paura va messa alla prova e capire che, se la sfidi, puoi solo conquistare la Felicità. Perché di paura si tratta quando capisci che la persona che incrocia il tuo sguardo è quella con cui vorresti passare il resto della Vita. Eh si, la Silvia è andata, ma che ci volete fare.. sono diventata parecchio sentimentale ed emozionata ultimamente e no, non sono incinta.

Aspetterò, quel giorno. Ma da ieri ho capito che mi devo rialzare, che non posso vivere in sordina e che solo dimostrando al mondo la mia felicità di vivere, tutto quello che mi merito tornerà o arriverà.

Dunque, dopo queste tre paginone mi dirigo a Bergamo ad un corso di cucina, perdendomi sulle note che mi piacciono di più se ascoltate in solitaria macinando chilometri.

E voi, amici miei, avete già finito la birra? Avete finito anche la mia? Mi mandate una foto di questo istante? Me lo fate questo regalo? 

Vi saluto amici miei, con la speranza di leggere tra un po’, le vostre righe con le vostre speranze miste a progetti. A voi, che da lontani siete vicini. E concludo, come sulla tesi, con la mia dedica per voi:

A Leo e Mero, le mie impronte. Per le birre incastrate tra i sogni realizzati e pensati.

Vi voglio bene ragazzi e ancora non ci credo che siano così passati così tanti anni dai discorsi assurdi fatti in compagnia del mio compagno di banco o davanti ad una birra settimanale con l’altro.
Aspettatemi, prima o poi, e fatemi vedere il meglio di Voi, la vostra nuova vera Vita.
Vi stringo!
La vostra Silvietta

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